Roberto Sebastian, Gordon e Pablo: tutti i MATTA alla Querini Stampalia

Scritto da Michela | 20 maggio, 2013

Vernice: 28 maggio 2013 – dalle 10 alle 14 Inagurazione: 28 maggio 2013 – dalle 18 alle 22 Mostra realizzata da: Galleria d’Arte Maggiore – G.A.M. – Bologna

In concomitanza con la 55. Biennale di Venezia, la mostra vuole indagare le idee e i pensieri che si sono tramandati – attraverso le generazioni, il tempo e la geografia – da Roberto Sebastian Matta ai suoi figli Gordon Matta-Clark Pablo Echaurren Matta.

Tre nomi, tre storie, tre paesi e un unico comun denominatore: l’arte. In concomitanza con la 55. Biennale di Arti Visive di Venezia e per la prima volta insieme, la mostra organizzata e prodotta dalla Galleria d’Arte Maggiore – G.A.M. di Bologna, riunisce negli spazi dell’area Scarpa della Fondazione Querini Stampalia, tre grandi protagonisti dell’arte internazionale. Gordon Matta-Clark e Pablo Echaurren Matta non hanno in comune solo il padre Roberto Sebastian Matta, figura storica che con le sue tele e le sue sculture ha preso parte al Surrealismo ed influenzato gli artisti americani dell’Espressionismo Astratto, ma con due stili espressivi differenti sono entrambi due personaggi di rilievo della scena artistica contemporanea.

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Un mese di eventi per celebrare il paese più felice al mondo: Costa Rica. Inaugura a Roma giovedì 16 maggio la mostra organizzata dall’ambasciata e dal Cervantes

Scritto da Michela | 16 maggio, 2013

Ambasciata del Costa Rica e Instituto Cervantes di Roma

presentano

Costa Rica el país más feliz del mundo

dal 17 maggio al 16 giugno 2013

Sala esposizione Cervantes di piazza Navona, 91 ROMA

Vernissage: giovedì 16 maggio ore 19

La Repubblica di Costa Rica non ha ricchezze minerali, non ha petrolio, oro né metalli preziosi, eppure è il paese più felice del mondo secondo la New Economics Foundation di Londra, l’Università di Rotterdam e l’Economist. Il clima mite, la natura intatta, il benessere dei cittadini e un patrimonio immenso di biodiversità sono sicuramente dei punti a favore nel decretare la felicità di un luogo e della sua popolazione. Una democrazia stabile da 120 anni, dove i fondi militari sono stati convogliati verso la cultura, l’istruzione e la sanità, tutti beni preziosi, gratuiti e garantiti per i cittadini. Con un tasso di alfabetizzazione del 96% e con il 30% di foreste protette.  Più che un paese una speranza, che viene raccontata a Roma con un mese di eventi: mostra, recital, conferenze, concerti, incontri. Da venerdì 17 maggio a domenica 16 giugno la sala esposizioni del Cervantes di Roma (piazza Navona, 91) ospita la mostra-happening “Costa Rica el país más feliz del mundo”. 21 fotografi costaricensi interpretano attraverso i loro scatti artistici la gioia, i colori e la vitalità della loro nazione, dove la solidarietà è una condizione e non una scelta. 65 fotografie che raccontano la magia e l’unicità di un luogo esemplare: attraverso queste immagini possiamo ascoltare i suoni della natura, sentire il calore della sua terra e abbracciare un popolo gioioso. Vivere e pensare in maniera differente.

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Alla Rocca di Angera le “Case di Bambola”.

Scritto da Michela | 10 maggio, 2013

Stupiscono per la precisione dei dettagli, tanto da essere studiate come documenti sull’arredamento e la quotidianità di vita in tempi ormai lontani. Sono le Case di Bambola, un genere nato nel Seicento in Europa settentrionale e diventato, nei secoli successivi, “di moda” in tutte le case dell’aristocrazia e della ricca borghesia.

Dal 25 maggio al 3 novembre alla Rocca Borromeo di Angera, all’interno di quello che è il più ricco ed importante Museo della Bambola e del Giocattoli attivo in Europa, si potranno ammirare pezzi di assoluta eccezione di Case di Bambola. Il Museo, voluto da Bona Borromeo Arese, è curato da Marco Tosa.

Si tratta per lo più di esemplari rappresentativi dell’epoca d’oro del giocattolo industriale europeo databili tra la seconda metà dell’Ottocento e il primo quarto del Novecento. Meraviglie lillipuziane come le casette e i negozi in miniatura prodotti dalla ditta tedesca di Moritz Gottschalk, eseguiti in legno con finiture di pregio, carte da parati nelle stanze e perfino l’illuminazione elettrica per i modelli più moderni. Mobili, porcellane, tessuti, quadri, accessori vari completano gli arredi di queste incredibili creazioni. Non solo abitazioni ma, sempre con ogni dettaglio al suo posto, le casette-scuole in scala ridotta, perfettamente complete di tutto il corredo didattico del tempo, dalle carte geografiche appese alle pareti fino ai piccoli banchi con libri e quaderni minuscoli, maestra e allieve comprese.

Nei negozi, piccoli oppure a misura di bambino, adatti ad un gioco senza tempo sempre attuale, si possono osservare le molte merci ridotte di taglia, esposte nelle vetrine, sugli scaffali, nei cassetti, vere e proprie testimonianze di usi e abitudini oggi distanti anni luce da noi, specialmente se confrontati con gli attuali centri commerciali e supermercati.
Così come nella stanza-cucina, ricchissima di accessori e con i semplici mobili di legno dipinto di fattura tedesca, gli occhi si perdono tra la varietà di tantissimi strumenti domestici che oramai ci appaiono spesso sconosciuti nella loro funzione antica. Rami lucenti, pentole di stagno e alluminio, padelle di ferro, grattugie, scope, scopine, secchi, tutto quello che poteva servire per l’igiene della casa e, immancabile, la vecchia stufa di ferro a legna; indispensabile cuore caldo della stanza.

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Mostra “AMPELIO CHINELLO. Nel colore, la luce” (Padova, Gall. Samonà, dal 17 maggio al 23 giugno 2013)

Scritto da Michela | 9 maggio, 2013

Ampelio Chinello, architetto, insegnante di Educazione Artistica per molti anni, ha trovato nell’acquerello il modo più congeniale per esprimersi. Soggetti prediletti dall’artista sono i paesaggi naturali, anche se non mancano alcuni ritratti, ma nulla di tutto ciò è mai banale o già visto: uno sguardo sulla realtà lucido e nello stesso tempo incantato, una luminosità ora tagliente per definire i volumi e i dettagli, ora avvolgente per sfumare i contorni e far presagire una realtà infinita, oltre l’apparenza delle cose. Questo e molto di più contraddistingue in modo netto e personale la ricerca dell’artista.
L’artista sarà presente in mostra tutti i pomeriggi.
Mostra a cura di Umberto Marinello.

17 maggio-23 giugno 2013
Padova, Galleria Samonà, via Roma

Inagurazione: giovedì 16 maggio 2013, ore 18.00

Qiu Zhijie debutta in Italia alla Querini Stampalia Venezia

Scritto da Michela | 8 maggio, 2013

L’artista cinese Qiu Zhijie, curatore dell’ultima Biennale di Shanghai, presenterà alla Fondazione Querini Stampalia una selezione di opere inedite in occasione della sua prima mostra personale in Italia durante la 55. edizione della Biennale d’Arte di Venezia. Attraverso un’articolata ed eterogenea scelta di lavori, l’artista esplorerà le dinamiche complesse che tracciano gli itinerari spaziali e temporali tra Occidente ed Oriente, tra passato e presente. Considerato nel panorama artistico cinese come un vero e proprio intellettuale – nel senso rinascimentale della parola – Qiu Zhijie è un pensatore, un attivista, un poeta, un cartografo e persino un archivista del sapere. Nessuno meglio di lui potrebbe esplorare queste storie intricate che si estendono parallelamente nel tempo e nello spazio. Come artista Qiu Zhijie definisce il suo modo di operare come “arte totale”, sostanzialmente una presa di coscienza che la creazione artistica non può essere sradicata e sottratta alla situazione storica e culturale che la circonda e che l’ha innestata.

La mostra di Qiu Zhijie è la prima tappa di New Roads, un progetto triennale di collaborazione internazionale tra Cina e Italia nato dalla volontà di creare una piattaforma di dialogo multiculturale attraverso l’arte contemporanea.
Tre sono le istituzioni coinvolte: Fondazione Querini Stampalia di Venezia e il Museo Aurora di Shanghai che, attraverso il fondamentale intervento di mediazione interculturale e artistica di Arthub Asia, mettono a confronto la loro storia e le loro collezioni, analizzandole e espandendole attraverso progetti commissionati a artisti contemporanei occidentali e orientali.

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Il Garbage Patch State in mostra a Venezia

Scritto da Michela | 2 maggio, 2013

Ha la profonda potenza del Mito l’idea di portare a Venezia un nuovo Stato, uno dei più estesi del pianeta, il Garbage Patch State, ovvero l’immenso Stato delle Immondizie.

Nessuna carta geografica ancora lo indica, le rilevazioni satellitari non riescono a delimitarne i precisi confini, per il mondo scientifico ha una superficie che, a seconda delle rilevazioni, si estende quanto la Penisola Iberica o come due volte l’intera superficie del Texas. È uno stato che non si fa notare, eppure è pericolosissimo per l’ambiente e, in prospettiva – una prospettiva a breve, quanto brevi sono le catene alimentari che uniscono i pesci all’uomo –, anche per ciascuno di noi.
Wasteland, di Maria Cristina Finucci, è un’opera complessa che comprende numerosi interventi dell’artista italiana che a Parigi, l’11 aprile scorso, nella sede centrale dell’UNESCO, con una installazione-performance, ha ottenuto dalla comunità internazionale il riconoscimento istituzionale, anche se solamente simbolico, del Garbage Patch State.
Lo Stato federale che l’artista ha ideato per sintetizzare il grave problema ambientale delle isole di plastica, denominate appunto Garbage Patch, avrà una sua Costituzione oltre a una bandiera nazionale: fondo azzurro trasparente come il mare, popolato da vortici rossi, come quelli che sul Pacifico – ma anche nel Mare dei Sargassi nell’Atlantico – hanno convogliato e riunito i rifiuti portati dai fiumi o scaricati dalle navi.

Come molti Stati il Garbage Patch State sarà a Venezia, in concomitanza con la Biennale d’arte, da giugno a novembre. A ospitarlo sarà, nella sua storica sede sul Canal Grande e non a caso, l’università Ca’ Foscari. L’ateneo veneziano, che sta sviluppando già da alcuni anni prestigiose iniziative di carattere espositivo, è altresì il certificato punto di riferimento italiano per le politiche universitarie del rispetto ambientale, come attesta l’annuale classifica di GreenMetric, elaborata da Universitas Indonesia, sulle università sostenibili.
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A Milano le geometrie impossibili di Dadamaino

Scritto da Michela | 29 aprile, 2013

Si inaugura il 30 maggio la prima ampia mostra retrospettiva che la città di Milano, e in particolare la Fondazione Gruppo Credito Valtellinese, dedica a Dadamaino dopo la sua scomparsa.
La Galleria Gruppo Credito Valtellinese, spazio milanese dell’omonima Fondazione, propone dal 31 maggio al 29 giugno un’importante retrospettiva che raccoglie le opere più significative prodotte dal 1958 al 1998.

Cresciuta nel vivace ambiente milanese degli anni ’50, in cui la giovane generazione tenta vie diverse rispetto all’informale, Dadamaino è da subito nell’avventura di Azimut con Piero Manzoni ed Enrico Castellani, e guarda a Lucio Fontana come al proprio maestro.
Le serie dei Volumi e dei Volumi a moduli sfasati, con i quali prende parte alle maggiori mostre europee del tempo, la afferma come una figura primaria dell’arte nuova.
Vengono in seguito l’adesione a Nouvelle Tendance, opere di più chiara ispirazione ottico – cinetica e neocostruttiva, e una lunga stagione di fervida militanza politica.
Alla metà degli anni ’70 Dadamaino avvia la sua stagione di straordinaria maturità, con serie come Alfabeto della mente e I fatti della vita, che espone in una sala memorabile alla Biennale di Venezia del 1980.
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Ugo Valeri, il ribelle della Belle Epoque

Scritto da Michela | 18 aprile, 2013

Ugo Valeri, definito per affinità di vita e rapidità di tratto, il Toulouse Lautrec italiano, sarà protagonista della più approfondita antologica che gli sia mai stata dedicata, all’indomani del centenario della morte che ne troncò la vita a trentasette anni, quanto cadde da un balcone di palazzo Pesaro a Venezia. Commentando la sua scomparsa, Arturo Martini scriveva al fratello di Ugo, il poeta Diego Valeri, “Tuo fratello fu per noi tutti una tromba: la tromba del nuovo mattino”.
“Ugo Valeri, pittore, illustratore e artista di genio, anticonformista dichiarato con passioni e frequentazioni avverse al perbenismo dell’epoca, fu uno straordinario interprete ed effervescente protagonista del gusto della modernità che inebriò la nascita del XX secolo”, sottolinea Andrea Colasio, Assessore alla Cultura del Comune di Padova.

Dal 20 aprile al 21 luglio 2013, la Banca di Credito Cooperativo di Piove di Sacco (sua città natale) e il Comune di Padova Assessorato alla Cultura – Musei Civici, gli dedicano una ampia antologica curata da Virginia Baradel e Federica Luser, con la direzione di Davide Banzato. In mostra oltre un centinaio di opere, tra cui diversi inediti e due “omaggi”: degli artisti illustratori bolognesi e degli amici di Ca’ Pesaro. Provenienti da istituzioni museali e collezioni private, le opere in mostra evidenziano come elemento principe il suo segno rapido e corsivo che suscita con formidabile destrezza i moti delle figure: la linea diventa una serpentina che costruisce i corpi, li fa volteggiare e contorcere fino al limite della caricatura, con un ritmo sfrenato che si diluisce d’un tratto, per effetto dell’acquarello, in un’atmosfera rarefatta, come in Ballo popolare: preludio e Ballo popolare: fine. Differente il risultato invece negli splendidi dipinti a olio che hanno un respiro più simbolista, più largo e pacato, anche se non cancellano la veemenza tipica del suo stile come in Autunno e Primavera, La Sagra e La Popolana.

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Grande antologica di Carmelo Zotti a Treviso

Scritto da Michela | 18 aprile, 2013

La città di Treviso dedica al Maestro Carmelo Zotti (Trieste 1933- Treviso 2007) una mostra antologica, nell’anno in cui avrebbe compiuto ottant’anni.
Il progetto è promosso dall’Archivio Carmelo Zotti, in collaborazione con il Comune di Treviso, il Liceo Artistico di Treviso, il gruppo Euromobil e con il patrocinio della Provincia.
La mostra e il catalogo “ Zotti. 50 anni di pittura”, sono a cura di Brigitte Brand per l’Archivio Carmelo Zotti; il catalogo porta interventi di Dino Marangon e Isabella Panfido.

E’ un universo intimo di figure, gesti, colloqui, lo spazio racchiuso nella cinquantina di opere di Carmelo Zotti in mostra a Santa Caterina.
L’artista, triestino di nascita e veneto di adozione, scomparso nel maggio del 2007, ha lasciato in più di mezzo secolo di pittura, un corpus di opere su tela e carta, di ingente mole e di complessa, variegata narratività.

Dopo le grandi antologiche a Ca’ Pesaro (1995), alla Permanente di Milano (2007) – curate rispettivamente da Enzo Di Martino e da Flaminio Gualdoni con Dino Marangon – al Museo Correr di Venezia (2009) e la mostra-approfondimento di Philippe Daverio al Padiglione dell’Esprit Nouveau di Bologna (2008) e le due esposizioni curate da Marco Goldin al Museo di Santa Giulia a Brescia (2008) e a Castel Sismondo di Rimini (2012), a Treviso si intende proporre una selezione di una cinquantina di significativi lavori appartenenti all’ultimo trentennio dell’attività del Maestro, con una incursione nel primo, mobile periodo della sua ricerca pittorica.

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Matteo Pugliese: il più internazionale dei giovani scultori italiani

Scritto da Michela | 18 aprile, 2013

Il 2013 è l’anno di Matteo Pugliese che si sta confermando come il più internazionale dei giovani scultori italiani.
A febbraio e marzo la Fondazione Mudima a Milano gli ha dedicato una vasta e fortunata antologica. Nei prossimi mesi le opere di Pugliese saranno al centro di una serie di esposizioni in Svizzera, in Inghilterra e in Asia (Singapore e Hong Kong).

Il primo appuntamento tra quelli già programmati e ufficiali è per il 18 aprile a Lugano dove di Pugliese si inaugura una personale all’ Imago Art Gallery (via Nassa 62) dal titolo “Passaggi”.  La rassegna presenta gli esiti più recenti della serie “Extra Moenia” le figure tormentate e possenti che lottano per liberarsi dalle pareti.

La mostra è accompagnata da un ricco catalogo curato da Gabriella Belli, la quale suggerisce una stretta parentela dell’artista milanese con uno dei più grandi scultori italiani del primo ‘900, Adolfo Wildt poiché come lui “Pugliese condivide l’identica energia tettonica delle masse scolpite in grado di sopportare il peso di immani forze architettoniche che premono sulle spalle di possenti omenoni. (...)
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